“È possibile che la natura fondamentale della materia non soggiaccia ad alcuna legge? è possibile che la stabilità e l’ordine del mondo rispecchino soltanto un equilibrio dinamico provvisorio, verificatosi in un angolo dell’universo? Un fugace gorgo in un flusso caotico?” (p. 66)

“… più qualcosa era trasparente, più risultava enigmatico. L’universo stesso era trasparente e, se si possedevano occhi abbastanza acuti, si poteva vedere molto lontano. Eppure, più avanti si spingeva lo sguardo, più il cosmo diventava imperscrutabile.” (p. 115)

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Miao Xiaochun, H2O Genesis, 2007

Il problema dei tre corpi nasce da un presupposto, chiarito dall'autore nel poscritto all'edizione inglese: che le forme di vita aliene siano la più grande ragione d’incertezza per il futuro dell’umanità. Perché il contatto con loro potrebbe avvenire in qualsiasi momento, e perché costringerà, per la prima volta, l’umanità collettiva a confrontarsi con una controparte esterna — e l’esito di questo confronto non può che essere imprevedibile. Secondo l’autore, “per una forma di vita fragile come la nostra” essere solidali tra noi e pronti ad attribuire le intenzioni peggiori a ciò che è alieno è sicuramente l’atteggiamento più responsabile. …


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Photography by Vilém Flusser. consular qualification of Vilem Flusser written by the Consulate General of Brazil in London and filed in the National Archives (Rio de Janeiro, Brazil). 1945, unknown author, Wikimedia Commons

Ho comprato questo libro (in italiano: Immagini. Come la tecnologia ha cambiato la nostra percezione del mondo) alcuni anni fa, mentre facevo delle ricerche sulla fotografia digitale. Ho cominciato a leggerlo guidato da una necessità, e trovandolo inutile, l’ho abbandonato dopo poche pagine. Oggi, a fine lettura, so che per Flusser inutile è un complimento, ma all'epoca mi vergognai un po’ di non essere riuscito a conciliare il suo pensiero sulla fotografia con il mio. …


Il primo libro che ho letto di Octavia Butler (1947–2006) è stato Ultima genesi (Dawn, 1987), il volume che apre il ciclo della xenogenesi e che mi ha fatto immediatamente innamorare di questa scrittrice afroamericana che negli anni Ottanta immaginava un’umanità prossima all'estinzione, salvata da una razza aliena (gli Oankali) che cerca la sopravvivenza attraverso l’ibridazione. Ho trovato stupefacente come un essere umano che ha vissuto sulla sua pelle le problematiche connesse alla diversità (la razza, il genere) fosse in grado di concepire, trentanni prima dello xenofemminismo e di Donna Haraway, una mitologia che le supera entrambe. …


The aim of this contribution is to contest itself — or, rather, its title. It is to demonstrate that, at the end of the second decade of the twenty-first century, we have reached an evolutionary phase in the so-called digital arts in which there is no longer any point hypothesizing about whether it is necessary to develop specific exhibition strategies that may facilitate public presentation in the display spaces of contemporary art of works that make use of digital media in their production or distribution, and/or make reference to the themes, aesthetics, and procedures that have emerged alongside digital media. [1] Further radicalizing the matter, this text sets out to show that today, the “problem” with digital art lies in the very use of this term, and in the artificial logics of merging (of works and artists that have little or nothing in common) and of segregation (from the rest of contemporary art) that its use reflects, and at the same time contributes to maintaining and consolidating. …


Written for and published in: Documents — Collecting digital art — Volume 2–2007–2018, Les presses du réel, Dijion, November 2018. Preface by Florian Bouquet and Marie-Claude Chitry-Clerc. Foreword by Valérie Perrin. Texts by Cécile Dazord and Domenico Quaranta. Co-published with the Espace multimédia Gantner. English — French, ISBN: 978–2–37896–019–3.

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Exhibition View, Hito Steyerl “Hell Yeah We Fuck Die” at Kunstmuseum Basel Gegenwart 2018 / Photo: Marc Asekhame / Courtesy: Andrew Kreps Gallery, New York

“Today, one must struggle, not — as Greenberg did — for the preservation of an avant-garde that is self sufficient and focused on the specificities of its means, but rather for the indeterminacy of art’s source code, its dispersion and dissemination, so that it remains impossible to pin down — in opposition to the hyperformatting that, paradoxically, distinguishes kitsch.”


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Cover image: Jon Rafman, Tokyo Red Eye (massage chair), 2015. Photo: Thierry Bal. Image courtesy of the artist

Media, New Media, Postmedia è stato scritto tra il 2008 e il 2010, per aiutare prima di tutto me stesso, l’autore, a venire a capo di quello strano conflitto tra mondi dell’arte di cui facevo, e faccio tutt’oggi esperienza quotidianamente, nel mio lavoro di docente, critico e curatore; per metterne a fuoco e spiegarne le dinamiche e le motivazioni profonde, per studiarne e illustrarne gli sviluppi storici, e per indicare una via d’uscita possibile. I mondi dell’arte a cui faccio riferimento sono il mondo dell’arte contemporanea “mainstream”, con la sua popolazione di artisti e professionisti e il suo paesaggio di musei, gallerie, biennali, premi, fiere, riviste; e il mondo della cosiddetta New Media Art, messo a punto tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta del Novecento per ospitare, sostenere, nutrire, discutere, valorizzare e conservare la sperimentazione artistica con le nuove tecnologie in una fase storica in cui queste ricerche erano, con poche eccezioni, ignorate dal mondo dell’arte. …


I pick the phone, type the security code, aim straight to the “Camera” app. I raise it in front of me, and when the image I see on the screen convinces me, I press a virtual button. Three times. I open the gallery, choose the picture I prefer, select “Share” and “Instagram”. I frame the image, apply a filter, access the parameters and add some contrast. I proceed by “tagging” a person and adding a couple of #hashtags and a caption, then I share it. Instagram automatically posts my image on Facebook and Twitter. If I am lucky, a cloud of hearts and thumbs will rise around it, maybe a few comments. Maybe someone will download it and do something with it. Or maybe not. …

About

Domenico Quaranta

Domenico Quaranta is a contemporary art critic, curator and educator based in Italy. He’s the author of Beyond New Media Art (2013). http://domenicoquaranta.com

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